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L’UOMO E I MURI HANNO FATTO LA STORIA


Guardando questa immagine ho sempre pensato al fatto che ognuna delle pietre che compone quel muro è stata scovata, toccata e posizionata da mani che oggi non vivono più, da mani tanto forti e caparbie che di così oggi se ne vedono ben poche. Sono state liberate da quel poco di terra che impolvera le colline calcaree dei Monti Iblei e sono state così allineate e “architettate” per mero interesse da uomini ormai estinti, laboriosi e inconsapevoli artefici di un’opera, anche bella, che nel suo insieme si stende sull’intera campagna ragusana come una rete poggiata ad asciugare al sole. Quelle mani hanno reso fertile un territorio liberandolo da un superfluo che da scarto è diventato risorsa. Questi muri dividono proprietà, recintano animali e scandiscono colture in un sistema che li ha visti artefici e protagonisti di un modello colturale vincente e intelligente. Il reticolo fittissimo di questa maglia di pietra è per me un chilometrico monumento all’uomo, al “massaro” che l’ha creato servendosene, a dimostrazione del buono di cui è capace l’essere umano, volendo.

Mio nonno, massaro, curava i suoi muri a secco con la stessa dedizione che riservava ai suoi animali, per interesse come dicevo prima. L‘interesse nella sua accezione più nobile, interesse per se stesso ovviamente ma anche più in generale per quella Natura che tanto lo riguardava, per quel territorio che lo sosteneva e del quale non poteva non accorgersi avendo le scarpe sporche della sua terra. Lo ricordo ancora criticare il vicino che lasciava sgretolare i sui muri sotto i colpi del vento e della pioggia, per lui era come se andasse contro se stesso, non lo comprendeva; il disordine delle pietre crollate lo infastidiva, ripudiava quell’incuria. I muri a secco della campagna ragusana sono quindi un segno tangibile che l’uomo ha tracciato sul territorio ma senza ferirlo, senza offenderlo, a dimostrazione che la “sostenibilità” oggi tanto ricercata  è in realtà un concetto già sperimentato e insito nell’uomo, una risorsa già disponibile e nota, basterebbe volgere lo sguardo verso le nostre scarpe, scoprire di cosa sono sporche e agire di conseguenza.

L‘uomo e i muri hanno fatto la Storia, toccando vette altissime e abissi profondissimi. Costruire muri è servito a respingere o a dividere ma anche a proteggere e a difendersi, a generare bellezza; costruire muri servirà ancora a commettere errori e a intraprendere nuove avventure ma le grandi imprese hanno certamente bisogno di uomini motivati e capaci di compierle. Lo stato di necessità che ha spinto i nostri contadini ha combinare lo spietramento dei terreni con l’ “invenzione” di questi muri è stato motore e benzina di questa avventura dalla quale abbiamo ereditato un paesaggio valorizzato e non deturpato dall’uomo e che oggi abbiamo il dovere di custodire.

Da bambino giocavo a camminare per ore in equilibrio su queste strade di pietre, muri che con la fantasia mi portavano ovunque, vivevo le mie avventure tra i carrubi e le nuvole, seguivo le loro curve e attraversavo le loro intersezioni sostenuto dalla loro forza e dalla loro storia e ancora oggi davanti a un muro a secco non resisto alla tentazione di tornare bambino.


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