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GRANDI DOMANDE


Le grandi domande ci inseguono fin da piccoli, ci stanno addosso come i nostri vestiti e si modificano con noi, crescono con noi. Le abbiamo scelte leggere nelle nostre stagioni migliori e le avremmo volute più calde per quelle più fredde. Eppure alcune non sono riuscite a difenderci abbastanza né dal buono né dal cattivo tempo e ci hanno fatto ammalare. Come i nostri vestiti ne abbiamo sopportate di strette e scomode solo perché avevano stile e ne abbiamo amate alcune tanto larghe da renderci ridicoli, ma che eravamo troppo comodi per volerle cambiare. Ci siamo ritrovati a troppi “cambio armadio” senza avere il coraggio di buttarli, non li ostentiamo più da anni ma continuano a parlare ancora di noi, ci abbiamo investito molto e quindi ce li teniamo stretti, anche se solo dentro ad un cassetto, convinti che potrebbero ancora tornarci utili.

Ma conservare tutte le nostre vecchie giacche non appaga il desiderio di averne di nuove, allo stesso modo nuovi dubbi ci colpiscono all’improvviso e così ce li ritroviamo poggiati sulle spalle a sussurrarci all’orecchio i loro nuovi grandi interrogativi.

Sono domande che aspettano risposte da sempre, che forse non le avranno mai proprio perché non è questo il loro destino, dovranno solo continuare a interrogarci per tenerci svegli. Non ci lasciano mai tranquilli, troppa quiete porta al sonno e chi dorme si sa, al ritorno in porto, trova pochi pesci impigliati alla sua rete.

Sono domande del tipo “dove stiamo andando?” – “da dove veniamo?” ma sono soprattutto quelle che ognuno si è fatto cucire su misura e alle quali nessun altro cerca risposta, sono quelle che aspettano risposta solo da noi. Il sarto è stato il nostro destino, ci ha preso le misure con cura, ha osservato la nostra postura, allargando e allungando man mano che crescevamo, come solo lui sa fare. Seguono le mode ma passano anche di moda. Se non possiamo averle aspettiamo saldi che non sempre garantiscono buoni affari; quello che conviene non è sempre necessario.

Comunque le abbiamo prese e portate a casa, giuste o sbagliate sono con noi. Aprire l’armadio per scegliere le domande più adatte, ogni giorno tra le tante appese al palo vuol dire prendersi cura di se. Non dovranno essere troppo pesanti né troppo leggere, né zavorre né palloncini d’elio, non dovranno bloccarci né farci portare via dal vento. Sceglierle ad occhi chiusi senza prima aver visto se fuori piove o c’è il Sole può esporci alle intemperie o soffocarci, vanno scelte tra le nostre stesse scelte, consapevolmente e senza cedere alla nostalgia di rispolverare vecchie glorie che potrebbero solo renderci patetici e “fuori moda”, le vecchie grandi domande non vanno dimenticate, ma vanno decisamente archiviate.

L‘abito non farà il monaco ma finché il monaco è vestito sarà comunque un indizio.

Il vero uomo è sotto le sue domande, coperto dalla loro rassicurante presenza si muove con esse, lo difendono se serve ma come i vestiti possono anche non servirgli; a volte è più comodo mettersi nudi e mostrarsi senza coperture, osservarsi senza veli, senza quella nuvola di pensieri che staziona su di noi e che ogni tanto ci piove addosso. Spogliarsi davanti a qualcuno è un atto di fiducia anzitutto verso se stessi, rende consapevoli, liberi e piacevolmente indifesi.

Trovare occhi capaci di scrutare tra i nostri enigmi sarebbe una vera fortuna, una grande comodità, ma prima di affidarci a divinità bizzarre oltre che bendate, sarà più conveniente allenarsi a mostrare, allenarsi ad essere capaci di svelare quello che a tanti teniamo nascosto, allenarsi a riconoscere gli occhi giusti a cui offrire la visione, allenarsi a trovare il coraggio di rivolgere il nostro stesso sguardo verso la nostra essenza.

E’ cosi che le grandi domande trovano un senso, siamo arrivati fin qui cercando di rispondervi ed ogni volta abbiamo preso una direzione e non l’altra, abbiamo scelto e siamo cresciuti tra i nostri dubbi, man mano abbiamo scartato tutte quelle sbagliate liberandoci di pesi che altrimenti ci avrebbero fermati, ci siamo mossi. Ecco che la ricerca delle risposte è essa stessa la risposta.


L’immaginAzione

L‘immagine di oggi è stata scatta nel 2012 a Caltagirone all’interno del Convento attiguo alla Chiesa del Santissimo Salvatore dov’è custodita la salma di Don Luigi Sturzo. I due bambini di spalle correvano e giocavano all’interno della grande sala incuranti della presenza del crocifisso, improvvisamente l’hanno notato e si sono soffermati ad osservarlo. Quali grandi domande si saranno cuciti addosso?


immaginAzioni photoblog

© Fotografia e Testi di proprietà di Salvatore Gulino

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24 Novembre 2015

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